Federe

28 ottobre 2011

Il ponte grigio, quei posti in cui lasci avvinghiati ricordi per forza, come un parco o una piazza o una spiaggia. Il ponte grigio e i capelli in faccia, il vento contro come un’enorme conchiglia mentre ti vomita addosso tutto l’ululato del suo mare, le ossa di lana, raggomitolate a caso sotto la pelle.
Il capannone di libri, la stazione sempre piena, questo inverno che torna a casa tutto rattoppato dopo tutti questi mesi e non riesce a farsi piacere, e allora nemmeno si preoccupa di salutare, irrigidendosi in silenzio.
Mi chiedono di te e mi riesce male spiegare dove sei cosa fai e con chi, mi chiedono di me ed è un po’ la stessa storia, vedi, a volte non desidero nulla di buono o di male, ho un paio di spalle indifferenti che si prendono carico del momento di turno e non mi fanno mai troppe domande. Ecco, solo, cerca di, se riesci, lasciami di schiena che non è bello guardare in faccia una che non piange mai, o prendimi di petto quando sono sobria, non dimenticarmi, per favore, che non abbiamo finito.
C’è qualche altro posto grigio che non abbiamo ancora visto, credo, tu non dimenticarmi, per favore, che domani ti passo a prendere, andiamo a fare un giro fino ad arrivare in Piazza per rimanere un momento lì, con quella geometria chiarissima negli occhi.

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