Livelli

4 settembre 2012

“Secondo me non siamo felici.”
Ad Anna viene un colpo ma lo maschera bene sbattendo velocemente le ciglia e facendo di quelle smorfie sue, irritanti, odiose, morte, devastazione, baciamoci, adesso, lasciamoci, adesso, che un paio d’anni fa mi avrebbero fatto sorridere mentre ora mi riducono così, un fascio di nervi indecisi che non capiscono come e quando devono tendersi.
“Dipende.”
“Dipende da cosa?”
“Dipende.”

A casa dei miei Anna ci è sempre venuta volentieri, le piace mia madre, le piace moltissimo mio padre, le piace da morire lasciarmi in silenzio a fissare la carne mentre annuncia ad entrambi che stiamo pensando di cambiare casa. Perché questa casa è piccola. Perché questa casa è buia. Perché questa casa è deprimente.
Questa casa è la casa che scelsi io per me otto anni fa, prima ancora di sapere che lei esisteva, respirava, mangiava, viveva, faceva le sue cazzo di smorfie davanti alla tristezza e alla carne al sangue. In questa casa le dissi di venire a stare da me e in questa casa lei mi disse, sorridendo, di sì.
“Quando pensate di trasferirvi?”
“Beh, dipende.”
La carne è fredda, ho il vomito in gola, com’è la carne Stefano?, ho un “dipende” che mi sta ribollendo sulla punta della lingua ma alla fine le rispondo che è buona, come sempre, mamma.

“Di che cazzo stavi parlando prima?”
Spesso mi chiedo quand’è che ho iniziato a rivolgermi a lei con questo tono nervoso, irritato, ferito, come se la mia voce si fosse accorta prima di me che qualcosa non torna, che prendersi per mano non è più un granché, che ammazzarsi di buona volontà è diventato un secondo pesantissimo lavoro.
“Questa casa non mi piace, lo sai, te l’ho sempre detto.”
“Piace a me.”
“Ma siamo in due, qui.”
“Beh, dipende.”
Anna sorride per metà, il che significa che ha incassato il colpo anche se poi continua a scrivere la sua mail senza più prestarmi attenzione, con i suoi capelli non più tanto corti legati strani e la gola scoperta, col freddo che fa (hai freddo? Sì. Adesso? No. Come in ogni letto condiviso, un abbraccio scalda sempre a sufficienza).
“Hai freddo?”
“No.”

Sono le quattro del mattino e sto piangendo a letto, Anna è sveglia, lo so perché quando è sveglia non fa nessun rumore, non muove un muscolo, rimane immobile a pensare ai fatti suoi che in fondo sono fermi e immobili come lei, e come lei non sanno mai niente per certo, come lei non si guardano intorno.
La parte peggiore è conoscere a memoria i motivi per cui non va bene niente, e non farci niente. Non pensare a niente.
Il mese scorso concerto, amici di conoscenti; a lei piaceva il bassista, si vedeva, a me piaceva la tipa del cantante, si vedeva anche quello. Ci giravamo a guardarci per dirci cose a caso riguardo la luce, gli amici, gli sconosciuti, e intanto c’era quel fissarsi mai troppo a lungo per non ammazzarci di una gelosia di cui non ci frega niente e che nemmeno ci appartiene quasi più, in fondo, per non leggerci a vicenda negli occhi che andrà così, alla fine, andrà male come vanno male un sacco di cose e le persone non si lamentano nemmeno più. Non ci provano nemmeno più.
Non è il fatto che andranno male, è l’idea di starle facendo andare a male noi.
E alla fine è tutto un presentarsi, un dire “lei è la mia ragazza” e poi pensare beh, dipende.
Dipende.

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3 Risposte to “Livelli”

  1. Attimo said

    Fa venire bruciore di stomaco. L’idea che.

  2. Attimo said

    Leggo e mi sale il bruciore di stomaco.

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