Legna

25 marzo 2014

“Quindi vieni?”
Gli altri stanno già raggiungendo le due macchine parcheggiate in fondo alla strada, io penso a cosa rispondere mentre mi guardo intorno come se fosse di vitale importanza memorizzare la distanza media tra un palo della luce e l’altro. “Dove?” Bacci si accende una sigaretta e non ho idea del perché, ma mi scivola addosso di colpo una cappa di depressione con la pesantezza di un cappotto bagnato. “Corto. Poi forse Planetarium, vediamo come tira. Ci sei?”
Qualche anno fa non ci saremmo mai finiti al Corto, uno di quei posti in cui balli col culo sudato di qualcuno addosso, poi ti giri e capisci che è il fratello dell’ex compagna di liceo diventato eroinomane e cominci a farti domande che uno alle quattro del mattino non dovrebbe farsi, del tipo perché ogni volta che vengo qui qualcuno che conosco è diventato eroinomane. Alla fine abbiamo smesso di andarci per qualche altro motivo che non ricordo e ultimamente abbiamo ripreso ad andarci per altri motivi ancora che non ricordo, o che ho selettivamente dimenticato in un rincoglionito slancio di autoconservazione. “Che posto del cazzo il Corto.”
Bacci è abituato a me, infatti nemmeno mi guarda mentre tira fuori il cellulare e sblocca lo schermo “Free drinks da quando ci lavora Tosa, fai te” poi solleva lo sguardo e scandisce le parole come se fossi un ritardato mentale, “Vieni-o-no-cazzo“, con quell’esasperazione divertita che sembra sfuggirgli tra i denti assieme al fumo. Rido anch’io per prendere tempo, perché muoio dalla voglia di andarmene ma non so dirlo, voglio solo entrare in casa buttarmi sul letto stringermi il cazzo nel pugno senza sforzarmi di capirci più niente e addormentarmi coi muscoli del braccio ancora pulsanti. Domani svegliarmi alle undici già stanco. “Mi sa di no” Bacci l’aveva già capito dieci minuti fa e infatti non fa una piega, dà gli ultimi due tiri alla sigaretta senza dire niente poi mentre infila il cellulare in tasca ricomincia a ridere scuotendo la testa, come se si fosse ricordato di colpo di un aneddoto molto comico “Te hai bisogno di scopare”
“Assolutamente” mi esce fuori una risposta immediata in un tono quasi professionale e lui ride ancora perché penso sia una delle cose che preferisce di me, questo mio sembrare sempre distrattamente in pace col momento di merda di turno, che sia una multa o un esame andato male o il quarto mese consecutivo senza figa. “E allora vieni al Corto, coglione” lo dice questa volta con un’esasperazione aperta, un po’ perché gli sto effettivamente facendo perdere tempo e un po’ perché non ha mai granché tempo in generale per i discorsi protratti troppo a lungo.
Mi viene in mente di punto in bianco la sera di quasi cinque mesi fa, Laura che mi lascia, io che lo realizzo solo alle due del mattino davanti alla sesta birra, Bacci che si volta a guardarmi negli occhi con quel senso di profonda inadeguatezza di chi non ha mai consolato e deve improvvisare. Mi chiede se sto bene, gli rispondo abbastanza, mi chiede se veramente, gli rispondo no.
Quella sera glielo avevo letto in faccia che non poteva farcela a darmi una mano a stare meglio, che non ce l’aveva fatta mai fino a quel momento e forse non ce l’avrebbe fatta mai dopo, quindi mi ero sbrigato a sbronzarmi per rendergli più facile la cosa, perché spesso essere consolati non viene bene come lo senti in una canzone o come lo vedi in un film. A volte gli amici non ti consolano e non c’è molto da fare.
“No, vado a casa, sono stanco” lo dico con leggerezza e ci infilo quel tono convinto che di solito lo tranquillizza e lo giustifica a smetterla di insistere, sapendo che può andarsene con l’anima in pace perché in fin dei conti lui ci ha provato e insomma cazzi miei.
Secondo Laura non ho mai avuto dimestichezza con quel distacco maschile congenito che tende a rendere un uomo emozionalmente più stabile di una donna. Me l’ha detto quasi cinque mesi fa e in quel momento non le ho chiesto se intendeva dire che si sentiva più uomo di me a lasciarmi senza fare una piega, o se era solo un risentimento che si portava dietro da chissà quanto e quella le era semplicemente parsa una situazione abbastanza definitiva per esternarlo. Probabilmente entrambe le cose e probabilmente aveva ragione, ma io comunque affanculo ce l’ho mandata lo stesso.
“Ci sentiamo in settimana per la partita” Bacci se ne sta già andando, mi fa segno con una mano che ci sentiremo per telefono, io annuisco e faccio uguale.
Mi sento solo. Mi sento solo. Mi sento solo. Mi sento solo. Mi sento solo.
“Ok. Bella”

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3 Risposte to “Legna”

  1. davepi said

    ho scoperto che sei donna e ci sono rimasto di sale. bellissimo in tutta la sua naturalezza. complimenti.

  2. FGZ said

    Mi viene da ridere perchè 1. il Corto che conosco io è un buco abbastanza innocuo ma mi fa schifo lo stesso e cerco sempre di virare altrove 2. ogni tanto la serata si conclude con me che torno a casa da sola perchè ne ho bisogno anche se è più un peso che altro. Quindi volevo solo dirti che leggendo mi ci sono stranamente ritrovata…e che sei molto brava. Complimenti, spero aggiornerai presto.

    • Egle said

      Il Corto che conosco io (e che non ha niente a che vedere con il pezzo) è un buco anche quello e ci si va per bere e basta, un posto come un altro.
      Tornare a casa da soli ogni tanto tira bene ogni tanto no, io come te non ho manco il cazzo da stringermi una volta arrivata, pensa che vita di merda.
      grazie per i complimenti, prima o poi aggiorno, spero presto anch’io.

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